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SETTEMBRE 2019

CONTAMINAZIONI

 

La teoria della relatività è stata formulata da Albert Einstein
attorno al primo decennio del XX secolo.

Uno dei principali postulati di questa teoria è che il tempo non può essere considerato lineare, univoco e orizzontale, ma, al contrario, deve essere percepito come mutevole, capriccioso e ondivago.
L’esempio che meglio caratterizza questo postulato è quello dei due gemelli: se prendessimo due gemelli perfettamente uguali e li dividessimo collocando uno sulla terra e l’altro nello spazio, al rientro sulla terra quest’ultimo sarà più anziano del fratello che non ha mai staccato i piedi da terra.

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Secondo uno dei postulati della teoria della relatività di Einstein, quindi, due gemelli perfettamente uguali all’apparenza potrebbero essere molto più differenti di quanto si pensi.

 

- Come te lo devo dire?? Non mi interessa, lasciami stare.
- Che significa non ti interessa? Che diavolo ci sei venuta a fare qui se devi stare tutta la sera con quel muso sul divano.

 

Vedere le due ragazze litigare l’una fronte all’altra, con chissà quante persone attorno a loro assolutamente disinteressate alla scena e con il sottofondo assordante di un brano dubstep, avrebbe potuto essere un interessante esercizio ottico. Riconoscere le differenze tra quelle due giovani gemelle in mezzo a quel casino era francamente impossibile, soprattutto a causa del medesimo vestito di carnevale. Che poi, nemmeno era un vero e proprio costume, avevano semplicemente deciso di vestirsi completamente uguali per rendere ancora più evidente la già sconcertante somiglianza tra loro. Per chi dunque avesse voluto dilettarsi in questo giochetto, non restava che aguzzare veramente la vista. A partire dalla coda di cavallo intrecciata da un elastico color bianco panna, scendendo verso il basso in entrambi i casi si sarebbero notati gli occhiali tondi e spessi, la camicia bianca di lino aperta sino al secondo bottone sotto il colletto, i jeans neri attillati ed infine, e qui il colpo di genio, le converse basse alternate una verde ed una rossa. Senza dimenticare che erano quel tipo di gemelle omozigote che perfino i genitori faticavano a riconoscere. Per questo motivo, sarebbe stato veramente difficile distinguere le due ragazze, a meno che non foste fisici teorici.

 

Prima ancora di iniziare, la festa sembrava a Sara una vera stronzata, cosi come l’idea di vestirsi uguali, ma di fronte all’insistenza della sorella e della madre - dai Sara, non esci mai di casa, vedrai che ti divertirai - la sua coriacea resistenza era venuta meno. Non appena varcarono la soglia sempre Sara ebbe la sensazione di non essersi sbagliata a definire la sorella come - una viziata arrogante e assurdamente sopravalutata - , tenendo la sfilza di aggettivi per sé e limitandosi ad apostrofarla con una - stronza.
Ma in quel momento, con chissà quante cristo di persone attorno a lei, con una musica assolutamente inascoltabile stampata sul timpano e con quella - maledetta principessina che non sa far altro che elemosinare adulazioni dalla madre - così imperante di fronte alla sua figura seduta sul divano che le sbraitava quanto fosse sfigata addosso, ebbe assolutamente la certezza che quella festa fosse veramente una stronzata.

 

Alzandosi mandò a quel paese la sorella, muovendo velocemente il braccio destro piegandolo verso l’orecchio, e si diresse in cucina con tutta l’intenzione di evitare altre fottute filippiche su quanto fosse una sfigata. Con il culo ora ben piantato sul tavolo in larice della cucina, Sara poteva vedere con un’angolazione decisamente migliore ciò che nel frattempo accadeva in salotto. Non che il quadro potesse ora definirsi molto più edificante, ma almeno, ampliando la propria visione, poteva sentirsi sicura di non essere una - stupida bigotta che dovrebbe darsi una calmata e scopare ogni tanto.

 

L’infelice scelta di parole utilizzate da Chiara nell’apostrofare la sorella le stavano causando un crescente senso di colpa, caustico e frizzante, ma non per questo tale da farle abbandonare il salotto. Certo, forse aveva esagerato con Sara, però cristo se era una rompipalle. Non era colpa sua se era una sfigata, e nemmeno era colpa sua se era costantemente sola. Ci aveva provato, più e più volte, a portarla con sé e farla ambientare, ma ogni volta nulla andava bene. O erano troppo stronzi o troppo petulanti, o quel tipo era troppo pieno di sé o quella tipa era troppo proterva, insomma - cazzo - mica poteva essere sempre cosi rompipalle!
La guardava di sfuggita, con piccoli colpetti scattanti del collo, come per non perderla d’occhio senza farsi vedere e pian piano una sempre maggiore angoscia le saliva contro. Ognuno di questi impercettibili sguardi non facevano che aumentare a dismisura il pensiero che sua sorella fosse la persona più sola al mondo. - Guardala lì, santo cielo, seduta su un tavolo come un cazzo di gatto rincoglionito.
Forse era stata troppo dura? Forse non avrebbe dovuto portarla con sé? Ma che avrebbe dovuto fare, lasciarla a casa per l’ennesima volta? Non era sicura della risposta che avrebbe dovuto darsi, ma nel frattempo quei piccoli movimenti del collo si erano fermati ed il suo sguardo era oramai immobile sul quel gatto occhialuto che non si staccava da quel maledetto tavolo.

 

Il fastidioso movimento che la sorella le stava riservando da qualche minuto la stava innervosendo non poco, quel continuo movimento della testa verso di lei la stava facendo letteralmente ammattire. - Chi cazzo si crede di essere? Manco fosse mia madre, chi cazzo crede di essere per guardarmi con quell’aria di sufficienza mista pietà? Stronza!
Aveva da poco incrociato le gambe sul tavolo cercando di rendere evidente che quella festa proprio non le piaceva, sperando che il proprietario di casa le facesse notare la cosa e far scattare la scenata, ma di un segno d’autorità nemmeno l’ombra. Non avendo quindi nient’altro da fare si era concentrata sulla sorella, fissandola a forza attraverso quelle stesse lenti che le erano state imposte da un travestimento ridicolo ed offensivo. Cosa ci trovavano di divertente in due sorelle perfettamente gemelle proprio non lo capiva. Non erano di certo uno scherzo della natura, di gemelli ce ne sono parecchi, e anche di perfettamente uguali. Come se poi affermare ulteriormente l’elemento della somiglianza potesse rendere ulteriormente ridicola la cosa. Avessero affermato il contrario poteva capirlo, ma sottolineare la loro condizione che avrebbe dovuto significare? - Che cazzo di stronza! - Ora capiva, sottolineare la loro identicità era ossimorico proprio come evidenziarne le differenze. Non tanto perché erano uguali, ma proprio perché lei era così convinta di non esserlo! Era così profondamente convinta di essere differente, di essere migliore della sorella, che Chiara trovava perfettamente calzante evidenziare la loro somiglianza durante la festa di carnevale! - Brutta puttana! -

 

Da quando le si era fermato il collo, lo sguardo le era letteralmente caduto sulle gambe della sorella, perché doveva sedersi in quel modo? Perché le scarpe sul tavolo? - Perché devi sempre comportarti cosi? Non puoi per una volta fare come tutti e stare con il gruppo? Non capiva il motivo di un atteggiamento tanto irriverente e ostinato. Lo stesso atteggiamento che l’aveva resa così sola e maldestra a stare nel mondo. Era partita da casa convinta che tutto sarebbe andato liscio, che vestendosi in quel modo sarebbe riuscita ad inserirla nel gruppo, ma no, per l’ennesima volta avevano dovuto litigare, e davanti a tutti, come due stupide sfigate - io non sono come te hai capito?? Non trascinarmi nella tua merdosa solitudine. Ora era lì, davanti a lei, con quelle stupide gambe incrociate e quello stupido sguardo di sfida, ma perché doveva fare cosi? Perché non poteva capire che non c’era alcuna guerra da combattere e che non doveva far altro che seguirla.

 

Tutta quelle gente, tutta quella miriade di persone che non rispettava minimamente. Proprio non capiva perché Chiara tanto agognasse quel rispetto e quell’accettazione. Li guardava appena, mentre fissava la sorella, ma riusciva comunque a percepire il fastidio di quel momento. Tutti attorno a quel divano, tutti intenti a bere ed ubriacarsi cercando contatti intimi che lei mai avrebbe condiviso con loro. Risate sguaiate, schizzi di saliva che partivano da ogni bocca come proiettili lanciati da un cannone troppo grande, nulla di tutto questo poteva essere vero, eppure solo a lei faceva schifo. Mentre tutto questo le faceva torcere lo stomaco, lo sguardo fisso verso sua sorella iniziò piano piano a dissolversi, allargando lo spettro ed abbandonando la durezza di quello scorcio. Mentre davanti a lei sua sorella la osservava con uno sguardo materno, un ragazzo alto, corpulento e con un vestito che presumibilmente doveva essere quello di Sherlock Holmes - o di un Alfred piuttosto effeminato -, si avvicinò furtivamente a Chiara. Nella confusione di quel momento la sorella non si accorse di nulla e, mentre gli sguardi di tutta la sala calarono su quel ragazzo, il contenuto del bicchiere di Chiara si mescolò improvvisamente alla saliva del più famoso detective di sua Maestà (o di uno strano maggiordomo di un altrettanto strano Bruce Wayne).

 

Tutti scoppiarono in una fragorosa risata, Chiara fu presa di soprassalto da quel momento e vedendosi così tanti occhi addosso pensò di essersi addormentata a fissare la sorella per un lungo periodo. Non sapendo come comportarsi di fronte a quel momento di imbarazzo si nascose il viso dietro al bicchiere in plastica rossa che teneva in mano. Per rendere quel movimento il più naturale possibile bevve rapidamente un sorso. Dall’altro lato della stanza un lungo solco attraversò la guancia destra di una ragazza con gli occhiali, forse si era sbagliata, quella serata non era del tutto una stronzata.

  

Sempre secondo uno degli esempi più famosi per spiegare la teoria della relatività di Einstein, se prendessimo due gemelli perfettamente uguali e li ponessimo a vivere tutta la vita uno in montagna e l’altro al mare, al loro ricongiungimento il gemello della montagna sarebbe un poco più vecchio di quello del mare.  
Secondo uno dei postulati della teoria della relatività di Einstein, quindi, le cose spesso sono diverse da come sembrano.

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Noi ci siamo lasciati ispirare da

Copertina_libro_-_Settembre

Sette brevi lezioni di fisica

di Carlo Rovelli

Teoria della relatività, teoria dei quanti, struttura del cosmo, particelle, origine del cosmo, buchi neri e natura del calore, il ruolo dell’uomo. La Rivoluzione Scientifica del XX secolo... La conosciamo davvero?
A settembre si torna sui banchi di scuola: quale occasione migliore per assaggiare questioni tanto complesse e difficili per i non addetti ai lavori?

Lo scrittore

ANDREA DEBONI

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Trento, bibliotecario prima, agente editoriale poi. Grande feeling con i racconti brevi.
   
Foto_Enrico_Quinto_bn

L'artista

ENRICO QUINTO

 
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